Forum i2a

Benvenuto nella piattaforma di discussione promossa da i2a istituto internazionale di architettura in collaborazione con gli studenti della facoltà di architettura d'interni della SUPSI. L'istituto si pone l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico su temi di sviluppo urbano e territoriale di attualità e portare un contributo marcante alla divulgazione nell’ambito dell’architettura. Qui hai la possibilità di condividere il tuo pensiero su tutti questi temi.

Matteo Inches, architetto indipendente

marco inches interna

Da un punto di vista architettonico e urbanistico, come descriveresti l’attuale situazione ticinese? E dello specifico caso luganese?

Il Ticino e Lugano, nello specifico, presentano delle pillole di saggezza in un libro che in buona parte è stato scritto con un lessico un po’ disordinato. Non c’è un concetto architettonico unitario, evidentemente i progettisti hanno ognuno il proprio approccio, la propria etica e visione: ne consegue un’architettura nel complesso cacofonica.
La situazione attuale non è delle migliori tuttavia penso che non tutto sia perduto; si può intervenire sul costruito con iniezioni di “buona medicina”, cioè su piccoli manufatti che possono andare dalla recinzione che separa lo spazio privato dallo spazio pubblico, allo spazio di arretramento dal confine che viene imposto dal piano regolatore, con interventi di riqualifica che cerchino di salvare il salvabile. Ci sono poi zone edificabili ancora intonse, verosimilmente da edificare in futuro (si veda il fermento edilizio che c’è a Bellinzona e più in generale il buon numero di modine sparse sul territorio): si capisce come ci sia la possibilità per un cambiamento. Si auspica che sorgeranno nuove costruzioni con qualità architettonica: una qualità che può essere raggiunta con la sensibilità del progettista ma anche con visioni più ampie supportate dagli strumenti pianificatori (ad esempio i “piani di quartiere”). Ci vogliono interventi di qualità che possano produrre buoni esempi, base imprescindibile per il cambiamento.

Quali soluzioni si potrebbero adottare per (eventualmente) migliorare la situazione?

Le soluzioni sono molteplici: si parta con i buoni esempi concreti sul territorio; perché finché non ci sono modelli da seguire non si sa neanche bene cosa vada perseguito. Se il modello che il committente privato vede è, parlando in soldoni, la casetta prefabbricata fornita dalla ditta estera o il lavoro del sedicente architetto che fa però un’architettura, per così dire, speculativa, allora avrà in mente un intervento di questo tipo. Se invece si moltiplicano i “buoni esempi” (si veda il palazzo Pedrazzini in via Pico a Lugano, il quartiere a Barbengo di Meyer e Piattini, gli interventi di Wespi de Meuron, ecc.), non solo da intendersi però come oggetti di buona architettura, bensì come progetti sani, quindi con l’approfondimento del tema della cura dello spazio pubblico adiacente al privato, ecco che i buoni esempi diventano il primo punto di partenza. Poi quello che fa i2a, cercare cioè di “diffondere il verbo”. Cioè una buona novella (che può partire da una persona, da un gruppo, da “degli illuminati”) che se poi trova terreno fertile nell’apertura della committenza, in futuro può trasformarsi in “religione”. E allora tutto, in Ticino, si trasformerà.

Quale contributo può dare un forum d’architettura come i2a in questo senso e a fronte della discussione dell’altra sera?

i2a ha innanzitutto già fatto qualcosa: dalla presentazione dell’istituto si vede come le attività fatte sono all’avanguardia. È già stata fatta quest’opera di parlare di territorio, di educare chi in futuro interverrà su di esso. Quello che adesso sta proponendo, con la formula del “forum” è sicuramente La soluzione: perché è solo tramite un dibattito che si può parlare di quello che va e di quello che si può risolvere. Ma un dibattito che coinvolga non solamente i professionisti, non solo chi devo proporre una soluzione progettuale, ma anche chi vive sul territorio, il cittadino, che opera sul territorio ed interviene in termini di investimento e per finire, determina architetto e, di conseguenza, l’architettura nel territorio.

Matteo Inches, architetto indipendente