Forum i2a

Benvenuto nella piattaforma di discussione promossa da i2a istituto internazionale di architettura in collaborazione con gli studenti della facoltà di architettura d'interni della SUPSI. L'istituto si pone l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico su temi di sviluppo urbano e territoriale di attualità e portare un contributo marcante alla divulgazione nell’ambito dell’architettura. Qui hai la possibilità di condividere il tuo pensiero su tutti questi temi.

Viviana Vergerio Guerra, Architetto Autrice e Art consultant

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Da un punto di vista architettonico e urbanistico, come descriveresti l’attuale situazione ticinese? E dello specifico caso luganese?

Lo sviluppo di un luogo e del suo territorio ha origine nella compagine e nella struttura di una comunità, della sua mentalità e delle sue ragioni storiche, culturali, economiche e geopolitiche. Dalla loro dinamica si plasma il complesso rapporto tra spazio e società e di riflesso la conformazione territoriale. Il Ticino ha conosciuto, in particolare, una trasformazione nella seconda metà dell’Ottocento, dopo l’apparizione della ferrovia e in seguito all’espansione del settore turistico alberghiero e il conseguente ammodernamento tecnologico, con la creazione di alberghi, nella maggior parte dei casi situati lungolago. Successivamente, la nascita dell’industria pesante e il potenziamento, a partire dagli anni ’60, della rete viaria autostradale, ne hanno segnato il paesaggio. Infine, la spinta economica e l’avvento del terziario, hanno determinato una profonda mutazione dello stile di vita e dell’aspetto, producendo anche esempi considerevoli di architettura sia pubblica che privata, in Città e nelle zone periferiche.
In tempi più recenti l’urbanizzazione cantonale è stata dettata principalmente dalle fasi economiche che si sono succedute rapidamente. Una zona di frontiera, stravolta anche nel suo tessuto sociale con l’insediamento di aziende, in particolare italiane, prima, e poi con l’arrivo di persone facoltose provenienti da ogni parte del mondo. Con le esclusive residenze, sono sorti campus scolastici, aperti negozi di marchi griffati, auto concessionarie e altro ancora, contribuendo al “consumo del territorio”. In aggiunta, interessi particolari spesso incuranti dell’ambiente circostante e politiche urbanistiche comunali “accondiscendenti” hanno concorso a rendere lo scenario sensibilmente più disomogeneo, oltre che avere limitato il campo d’azione degli architetti. Questo per quanto attiene almeno la zona del luganese. E in Città? L’estensione di Lugano ha creato nuovi poli funzionali e vitali oltre a quello originario? La domanda è imposta dalla riflessione. La pianificazione urbana dovrebbe avvenire tenendo conto delle necessità che riguardano anche le aspettative di condivisione dei cittadini. E quale è stato il grado di coinvolgimento degli architetti in una visione d’insieme rispetto ai singoli interventi puntuali? Partendo dal modo di dire “troviamoci in piazza”, i piani delle città dovrebbero favorire, quale sia il contesto, i legami fra le persone che sono la base dell’evoluzione di ogni comunità. Oggi però bisogna confrontarsi con la concezione allargata di città che sta prendendo forma, con una nuova idea di spazio e con le dinamiche sociali che evidenziano il processo di cambiamento dei modi, dei luoghi e delle scelte aggregative.
La risposta, o meglio le risposte, in questo caso, si baserebbero su impressioni personali piuttosto che su un dato reale acquisito, ammesso che sia possibile stabilirne uno, se non l’importanza di guardare e pensare in maniera globale, senza limiti dentro e fuori la città e di cogliere i suoi movimenti, e dei rapporti del tutto particolari che la Svizzera intrattiene con il resto del mondo. Rimane comunque il fatto che il punto di vista di ordine sociale, sull’identità del luogo, le sue istanze, i suoi orientamenti prima ancora che sul “costruito” deve essere posto al centro dell’attenzione. Gli elementi raccolti nell’indagine, considerato il momento che stiamo attraversando e i rapidi cambiamenti in atto, fungerebbero da catalizzatore per una presa di coscienza, aprirebbero una originale prospettiva per individuare nuove opportunità e delle idee inattese per interventi funzionali e “figurativi”.

Quale contributo può dare un forum d’architettura come i2a in questo senso e a fronte della discussione dell’altra sera?

Il forum rappresenta un’occasione per mettere a confronto differenti sensibilità e modi di vedere. Il dibattito, unito a momenti di analisi, in termini concreti, sugli errori fatti piuttosto che sugli esempi positivi, potrebbe fungere da apripista oltre che da supporto per idee e capacità da mettere in campo. La sua apoliticità unita ad una sana ambizione di ricerca sono la strada giusta verso la realizzazione, col tempo, dell’obiettivo della costituzione di un centro di eccellenza da cui la governance non possa prescindere.

Come intuibile nelle premesse iniziali, a mio avviso, sul tappeto bisognerebbe porre anche le questioni di ordine sociale, del resto lo spazio e la sua organizzazione ne fanno parte. Si potrebbe cominciare dalle molteplici visioni generali fino ad arrivare a focalizzare l’ambito della discussione. L’estensione della riflessione ai processi sociologici approfondirebbe il punto di vista prefissato dal forum, che potrebbe diventare pertanto un osservatorio privilegiato costante e più aperto nell’avvicinare e mobilitare una più ampia fascia di partecipanti e last but not least professionisti direttamente coinvolti.

Viviana Vergerio Guerra, Architetto Autrice e Art consultant