Forum i2a

Benvenuto nella piattaforma di discussione promossa da i2a istituto internazionale di architettura in collaborazione con gli studenti della facoltà di architettura d'interni della SUPSI. L'istituto si pone l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico su temi di sviluppo urbano e territoriale di attualità e portare un contributo marcante alla divulgazione nell’ambito dell’architettura. Qui hai la possibilità di condividere il tuo pensiero su tutti questi temi.

Peppino La Placa, architetto

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Da un punto di vista architettonico e urbanistico, come descriveresti l’attuale situazione ticinese? E dello specifico caso luganese?

Il Ticino, a mio avviso, dal punto di vista urbanistico può essere sinteticamente distinto in due macro categorie: i piccoli nuclei e il territorio costituito dai grandi centri abitati ed aree produttive-commerciali. Mentre i piccoli nuclei, per lo più dislocati su territori montuosi, possono considerarsi tante porzioni urbane a se stanti, i grandi centri sembrano far parte quasi di un unico sistema che si sviluppa lungo le valli, le piane e i territori a margine dei laghi, vedi Lugano e Locarno. Queste città, ormai continuamente connesse tra loro da flussi di persone attraverso i trasporti pubblici e le autostrade, si configurano oggi come una vera e propria città diffusa. Basta guardare un’immagine aerea per notare come non ci sia quasi soluzione di continuità tra le grandi aree urbane ticinesi: da Chiasso fino ad arrivare a Bellinzona. Certo il lago di Lugano e il monte Ceneri generano delle fratture, ma sono eccezioni che comunque non alterano il fenomeno.
Questo sistema che tende alla disgregazione urbana piuttosto che alla compattezza è determinato anche dagli strumenti urbanistici, spesso miopi nel vedere lo sviluppo delle città, che tendono sempre più a regolamentare distanze tra fabbricati e confini, piuttosto che a definire chiari principi di disegno del territorio.
Un altro problema su cui si sviluppa questo fenomeno di frammentazione delle città è la cosiddetta gentrificazione. In parole povere il consumismo della città: i nuclei storici in pratica, senza alcun limite, vengono dati in mano a ricchi proprietari, a società immobiliari, a grossi marchi commerciali e a boutique di lusso andando praticamente a favorire l’innalzamento dei prezzi ed il conseguente svuotamento dei centri cittadini, dove di fatto la popolazione locale non può più permettersi di vivere. La città di Lugano ne è il più classico degli esempi.

Quali soluzioni si potrebbero adottare per (eventualmente) migliorare la situazione?

Non credo che ci possa essere una soluzione immediata per risolvere tali questioni, c’è tanto da lavorare. Sicuramente una maggiore attenzione verso la qualità del progetto, dalla scala territoriale alla scala urbana, dai piani urbanistici alla piccola casa di nucleo, può aiutare moltissimo.
Il progetto non si deve limitare ad osservare mere regolamentazioni urbanistiche e limiti edificatori, sviluppando spesso processi speculativi, bensì deve tornare ad essere a servizio della città. Riprendendo un celebre aforisma di Snozzi “Quando progetti un sentiero, una stalla, una casa, un quartiere, pensa sempre alla città”
Infine credo che si debbano iniziare a sviluppare delle politiche tese alla promozione di concorsi di architettura per l’edilizia residenziale, cosa che in Ticino è praticamente assente.
Il tema della residenza deve ritornare ad essere centrale.

Quale contributo può dare un forum d’architettura come i2a in questo senso?

Le discussioni, gli incontri, le stimolanti iniziative che portate avanti sono senza dubbio un ottimo contributo alla causa. Inoltre parlare di architettura a Lugano e non solo a Mendrisio, che comunque con la sua accademia rappresenta un fiore all’occhiello, non può fare che bene all’intera comunità.

Peppino La Placa, architetto