Forum i2a

Benvenuto nella piattaforma di discussione promossa da i2a istituto internazionale di architettura in collaborazione con gli studenti della facoltà di architettura d'interni della SUPSI. L'istituto si pone l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico su temi di sviluppo urbano e territoriale di attualità e portare un contributo marcante alla divulgazione nell’ambito dell’architettura. Qui hai la possibilità di condividere il tuo pensiero su tutti questi temi.

Remigio Ratti, ha 72 anni ma si occupa di futuro

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Da un punto di vista architettonico e urbanistico, come descriveresti l’attuale situazione ticinese? E dello specifico caso luganese?

La descrivo con un sospiro, anche se guardo in avanti e la progettualità può sempre esserci. La situazione attuale è quella di un Cantone che ha trenta o vent’anni di ritardo e che probabilmente anche grazie ad Alptransit sta prendendo coscienza dell’organizzazione del territorio e dei problemi urbani che cambiano radicalmente: bisogna cambiare le scale e quindi avere una progettualità, avere una strategia, poi si possono ancora, non dico correggere, ma pensare cose nuove.

Quali soluzioni si potrebbero adottare per (eventualmente) migliorare la situazione?

Prendiamo a Nord di Bellinzona Alptransit, una ferrovia di pianura: richiama la strategia. Adesso che abbiamo cancellato le Alpi dobbiamo ritrovare le Alpi e non possiamo ritrovarle con la filosofia di prima e pensando solo al mantenimento della ferrovia: il mantenimento della ferrovia è in funzione di una progettualità. C’è questo progetto 2020 che sulla carta era stato designato bene perché concerne quattro Cantoni: Ticino, Uri, Grigioni e Vallese. Sì, i progetti o le idee sono tanti però riprendendolo dopo due, tre, quattro anni non si muove niente. C’è un segretariato di questo progetto 2020, e il fatto che si cambi il segretario come le squadre perdenti cambiano l’allenatore, non mette bene. Ecco però ultimamente ho visto nascere un progetto che si chiama in inglese, perché va beh è di moda, Swiss Rail Park che è un progetto federatore con un gruppo di persone che se ne occupano, che litigano con Erstfeld perché dicono: “o sei Biasca e sei insieme a Erstfeld, ma non due cose separate” e non è il progetto di un museo ma è un progetto per far rivivere, grazie alle ferrovie storiche, al materiale rotabile storico, tutta una serie di altre idee che hanno bisogno di appoggiarsi su un vettore. Abbiamo quindi bisogno dei progetti che siano vettori e che trainino altre idee. Perché le idee per fortuna ci sono. Ho fatto forse l’esempio più difficile e che mi auguro vada veramente in porto. Ho visto degli schizzi sulla stazione di Biasca e il recupero delle officine di Biasca, la cascata di Santa Petronilla, tutta la montagna dietro, che mi ha sempre affascinato, che è di proprietà delle ferrovie. Mettendo insieme attori come le ferrovie, il Patriziato di Biasca che è molto importante e altri interessi privati ecco che si può progettare. Però è sempre una questione di governanza pubblico-privata tra più attori.

Quale contributo può dare un forum d’architettura come i2a in questo senso?

È un po’ che lo frequento saltuariamente però lo faccio con entusiasmo e magari non ci vado e poi distribuisco le e-mail a chi conosco e la eco che mi torna è quella: è bello perché a me piace essere trasversale e c’è chi mi rimprovera anche ‘beh se fai il trasversale poi non sei specialista di niente’. In quel caso qui vuol dire capire l’altro, fare un discorso in comune, e poi come stasera ho voluto che ci fosse Enrico Sassi perché sapevo che faceva un discorso complementare al mio ma che era perfettamente unico e quindi è così che si va avanti e questo è l’esperienza di tutta una vita professionale tra la ricerca, l’insegnamento. Ho fatto anche una legislatura a Berna come politico, ho diretto la RSI per sette anni quindi la voglia anche di andare al fronte e mi sono convinto, spero di vivere e di essere lucido ancora per un po’ di tempo per dire che il problema di oggi è proprio quello del tagliare la realtà a fette. È una critica che si può fare all’Università che giustamente approfondisce. Però ci dev’essere qualcuno, penso in particolare a chi ha un’esperienza ed una certa età, a chi non ha più niente da perdere, che può sopportare la critica ‘tu fai il trasversale e quindi ti intendi un po’ di tutto’. Ma no, il trasversale è quello che manca oggi e che, nel rispetto di tutti, cuce assieme delle discipline, dei settori. Ecco, per concludere, bisogna dire che in una società complessa come la nostra è il progetto che poi fa da vettore federatore. Quindi bisogna non solo parlare teoricamente di discorsi trasversali ma, trovando un progetto, si obbliga tutti a essere al tavolo della discussione. La mia filosofia.

Remigio Ratti, ha 72 anni ma si occupa di futuro