Forum i2a

Benvenuto nella piattaforma di discussione promossa da i2a istituto internazionale di architettura in collaborazione con gli studenti della facoltà di architettura d'interni della SUPSI. L'istituto si pone l’obiettivo di promuovere il dibattito pubblico su temi di sviluppo urbano e territoriale di attualità e portare un contributo marcante alla divulgazione nell’ambito dell’architettura. Qui hai la possibilità di condividere il tuo pensiero su tutti questi temi.

Riccardo Lisi, direttore La Rada, spazio indipendente d’arte contemporanea

riccardo lisi i2a va in città

Da un punto di vista architettonico e urbanistico, come descriveresti l’attuale situazione ticinese? E dello specifico caso luganese?

Non sono un architetto, quindi la mia risposta è in qualche modo metaforica, da critico d’arte contemporanea. Va detto anche che provengo da altri territori: sono di origine marchigiana e totalmente italiano. In Italia il Ticino viene percepito in modo differente rispetto a quanto si auto-percepisce soprattutto da parte del pubblico e dagli operatori dell’architettura. In Italia si ritiene che il Ticino abbia una cultura architettonica molto sviluppata e molto à la page. In realtà, come spesso avviene, il Ticino ha un’immagine poco separata da quella Svizzera globale da parte di noi italiani. Dall’interno, una volta conosciuto meglio questo territorio, sicuramente si notano delle grandi eterogeneità: da un lato si notano delle eccellenze anche storiche come per esempio le opere di Tami, alcune opere di Mario Botta, e così via. Si nota chiaramente un retaggio, un’eredità molto rilevante e molto legata alla cultura italiana partendo dai Maestri Comacini, dai Maestri Campionesi, passando per tutto il rinascimento e così via fino all’ottocento e anche al novecento. Va detto che tante opere realizzate in Italia come a Roma siano state realizzate da architetti ticinesi, provenienti da quello che oggi è il Ticino. Balzano poi all’occhio delle differenze territoriali oltre che spaziali, quindi si notano dei centri storici eccezionali per esempio nel mendrisiotto e assieme, nello stesso territorio, delle città in buona parte rovinate all’epoca del boom come possono essere alcune parti di Lugano e della periferia luganese. Rimane comunque un’attenzione al territorio notevole, ci sono dei criteri nell’attribuzione delle cubature differenti dall’Italia e più rispettosi della vivibilità. Il Ticino oggi sta vedendo una ripresa edilizia che si spera venga controllata in termini anche qualitativi oltre che quantitativi. Non è detto che questo avvenga sempre: una delle emergenze recenti è stata quella per esempio dell’abbattimento di vari beni architettonici importanti anche recenti del Liberty o del Novecento e che costituivano una parte della cultura paesaggistica locale.

Quale contributo può dare un forum d’architettura come i2a in questo senso e a fronte della discussione presso la SUPSI all’interno della serie i2a va in città?

Sicuramente uno degli aspetti principali è il compito educativo che i2a ha svolto e può continuare a svolgere. Questo ancor più andando ad operare a Lugano e trovandosi più connessa, aspirando ad avere un pubblico che provenga da tutto il cantone oltre che dal resto della Svizzera e da altre nazioni, in primis l’Italia. Il compito di un forum deve essere distinto da altre strutture come ad esempio l’Accademia di architettura e anche le strutture universitarie della SUPSI. Uno dei compiti interessanti potrebbe essere di una formazione continua quindi qualcosa che tocchi operatori dell’architettura ma non solo, oltre il percorso scolastico universitario e di master o anche invece prima, quindi a livello delle scuole dell’obbligo o della scuola superiore.

Riccardo Lisi, direttore La Rada, spazio indipendente d’arte contemporanea